Filtra le notizie di tuo interesse

In un mondo in continua evoluzione, sempre più velocemente, é facile voler bruciare le tappe per stare al passo coi tempi.

Tuttavia, come ben spiega l’articolo, la tecnologia non può essere trattata come un aspetto indipendente, ma deve essere legata alla maturità e ai processi aziendali e di commessa.

Uno dei principali errori commessi dalle aziende riguarda l’acquisto di soluzioni tecnologiche senza aver prima definito la propria maturità digitale e aver mappato i processi aziendali.

Solo dopo questa fondamentale analisi si potrà passare all’azione evolutiva!

 

continua la lettura:

 

 

 

Condividi:

Le applicazioni possibili della tecnologia BIM alla progettazione antincendio sono molteplici, in questo articolo ne sono state indicate solo alcune. Anche i vantaggi sono numerosi, a partire dalla facilità con cui è possibile modificare le scelte progettuali fatte in precedenza: per ogni singola modifica fatta, si aggiorna l’intero modello, quindi tutte le viste relative. Lo stesso vale per i parametri: modificando la compilazione di un parametro si aggiorneranno tutte le viste e gli abachi. In caso di progettazione con soluzioni alternative, il modello geometrico può essere esportato e utilizzato per simulazioni avanzate di incendio e di esodo, velocizzando il processo progettuale.

Inoltre, una progettazione antincendio realizzata in questo modo non si ferma alla sola parte di prevenzione e protezione, ma è già rivolta verso la gestione della sicurezza antincendio, tema sempre più attuale. Il modello BIM, infatti, può essere utilizzato dalle aziende o dalle ditte manutentrici per tenere monitorate le scadenze dei controlli sugli impianti e sulle attrezzature antincendio, oltre che per aggiornare le informazioni del modello stesso in base ai risultati dei controlli periodici.

Un ultimo vantaggio, ma non meno importante, è la facilità con cui si possono ricavare le informazioni da un unico modello: è sufficiente interrogare un elemento, guardandone le proprietà, per capire la sua funzione specifica all’interno del progetto antincendio. Magari in un futuro non troppo lontano la presentazione di istanze di prevenzione incendi non avverrà tramite formati 2D non interrogabili, ma con un unico modello BIM consultabile e contenente tutte le informazioni progettuali.

 

continua la lettura:

 

 

 

Condividi:

Il Futuro è sempre più “Oggi”!

La digitalizzazione del Codice di Prevenzione Incendi e delle relative pratiche autorizzative è oggetto di un lavoro svolto con il Dipartimento dei Vigili del fuoco ormai giunto al momento della prototipazione. Per descrivere il lavoro svolto e come cambierà tutto l’iter di una “pratica antincendio” vi proponiamo questo articolo scientifico scritto dai colleghi Professionisti che si sono co-impegnati in questo progetto e, a mò di abstract, ve ne anticipiamo le conclusioni”.

“Il progetto del Fire Digital Check, avviato nel 2019, è tutt’ora in corso per riuscire a trovare le soluzioni più ottimali per digitalizzare i tre obiettivi alla base dello stesso progetto. Il contributo che con questo articolo ci si pone è quello di introdurre i concetti principali che sottendono alla complessiva iniziativa, a valenza tecnico – amministrativa – giuridica. Iniziativa questa che vede coinvolte molteplici figure che collaborano con un’unica finalità. Il prossimo passo è quello di testare il processo su un progetto al fine della sua validazione e/o per verifica da parte di un comando provinciale.”

 

continua la lettura:

 

 

 

 

 

 

Condividi:

La Smart Safety: innovazione e digitalizzazione a servizio della sicurezza in cantiere.
L’evoluzione della tecnica nelle attività di cantiere, l’utilizzo di nuovi materiali, nuovi macchinari ed attrezzature digitali, porta necessariamente al bisogno di innovazioni tecnologiche e nuove metodologie a supporto delle strategie di prevenzione e protezione dai rischi adottate in cantiere dalle figure che hanno responsabilità nella gestione della sicurezza.
Recentemente sempre più professionisti ed imprese si stanno dotando di strumenti innovativi non solo per migliorare la propria produttività ed efficienza, ma anche come ausilio nel miglioramento degli standard di sicurezza. Si parla molto di Realtà Virtuale (“Virtual Reality”) e Realtà Aumentata (“Augmented Reality”) per la formazione esperienziale, dell’utilizzo di tecnologie BIM (“Building Information Modelling”) per la rappresentazione del cantiere e RFID (“Radio Frequency IDentification”) per il tracciamento in tempo reale di lavoratori, macchine ed attrezzature. Molto diffuse anche tecnologie nate per supportare altri settori ma ormai largamente sviluppate ed adoperate in cantiere, come sensori intelligenti portatili od indossabili, droni, robot e applicazioni mobili per tablet e smartphone. Meno noto, ma con un potenziale grandissimo nel campo della sicurezza in cantiere, l’utilizzo di intelligenza artificiale, machine learning e blockchain per supportare le figure che hanno responsabilità nella gestione della sicurezza nel loro ruolo di controllo e verifica.

L’articolo vuole rendicontare, seppur in maniera sintetica, alcune delle più interessanti innovazioni tecnologiche, basate anche su esperienze dirette sviluppate dalla nostra società, a supporto dell’attività delle figure che hanno un ruolo di responsabilità nella gestione della sicurezza in cantiere. L’obiettivo è quello che quanto rendicontato possa essere utile spunto nel contesto del processo di transizione digitale che consenta un più moderno approccio alla gestione della sicurezza in cantiere con l’obiettivo di garantire un sempre maggiore livello di sicurezza dei lavoratori.

 

continua la lettura:

 

 

 

 

 

 

 

Condividi:

ASSOBIM ha pubblicato l’e-book “Il BIM negli appalti pubblici dopo il Decreto 312/2021”, pubblicazione inerente l’applicazione del Decreto Ministeriale n. 312 del 2 agosto 2021 contenente modifiche al Decreto Ministeriale n.560 del 1 dicembre 2017 (“Decreto BIM” o “Decreto Baratono”) per la progressiva introduzione di metodi e di strumenti di gestione informativa per l’edilizia e per le infrastrutture da parte della Domanda Pubblica.

“Il BIM è uno dei driver fondamentali all’interno della strategia di digitalizzazione delle del settore delle costruzioni, e il decreto 312 ne sottolinea, confermandolo, il ruolo centrale nella transizione digitale che le amministrazioni pubbliche stanno portando avanti.”  – dichiara l’Ing. Adriano Castagnone, Presidente ASSOBIM – “Con questa pubblicazione intendiamo approfondire le molte novità introdotto dal legislatore, oltre che informare e sensibilizzare sulla diffusione del BIM nei processi degli appalti pubblici.”

La nuova pubblicazione è frutto del lavoro congiunto di Simone Garagnani, ricercatore e docente per i corsi di Civil Engineering e in Ingegneria Edile-Architettura a Bologna e per il corso di Ingegneria dei Processi e dei Sistemi Edilizi a Ravenna, di Cristian Barutta e Andrea Versolato, avvocati specialisti in consulenze BIM con una consolidata esperienza nelle problematiche in materia di diritto amministrativo e degli appalti pubblici, e di Chiara C. Rizzarda, esperto BIM che, oltre ad avere lavorato in alcuni dei principali studi di progettazione sia in Italia che all’estero, ha partecipato alla stesura della norma UNI 11337, uno dei testi di riferimento in materia di Building Information Modeling.

Scopo di questa nuova pubblicazione è l’analisi degli aspetti concernenti l’applicazione del Decreto Ministeriale n. 312 del 2 agosto 2021. Il BIM è uno dei driver fondamentali all’interno della strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni, che dopo la pubblicazione del Decreto Ministeriale n. 560 trova in questo nuovo provvedimento un nuovo testo di riferimento che introduce alcune importanti novità nella disciplina della materia. Il nuovo ebook, in particolare, si articola in tre capitoli, di cui il primo è dedicato alle innovazioni disciplinari per quanto riguarda tempi, definizioni e modalità di introduzione del BIM negli appalti pubblici. Il secondo capitolo si focalizza sugli strumenti e le modalità della trasformazione digitale nell’ambito della Pubblica Amministrazione, anche alla luce delle novità e degli strumenti introdotti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), mentre il terzo e ultimo capitolo è dedicato alle ricadute delle novità introdotte dal nuovo decreto anche al di là del suo specifico ambito di pertinenza, gli appalti pubblici.

Questa nuova pubblicazione afferisce al progetto THINK BIM, attraverso cui ASSOBIM promuove la comunicazione e divulgazione della metodologia BIM nella filiera delle costruzioni in Italia.

“Con questo nuovo capitolo del percorso divulgativo THINK BIM” – conclude il Presidente Castagnone – “ASSOBIM prosegue il suo impegno nell’approfondimento culturale e disciplinare del BIM in Italia, nell’azione continua nei canali di dialogo a livello istituzionale, e favorendone la diffusione a tutti gli attori della filiera”.

 

Valerio Carena

 

 

continua la lettura:

 

 

 

 

 

 

 

Condividi:

La digitalizzazione della verifica delle pratiche edilizie è molto complessa: devono essere digitali non solo il modello architettonico (e/o strutturale e/o impiantistico) ma anche le Norme ed i Regolamenti con cui incrociarlo.

Ci aspetteremmo, quindi, di essere ancora molto lontani dal momento in cui tutto ciò sia possibile e invece no! Siamo molto vicini. Da ormai parecchi anni il tema è non solo sviscerato in teoria ma molte sperimentazioni si sono ormai stratificate tanto che è stata messa in cantiere anche una Norma UNI che possa delineare il perimetro e le specifiche per questa ennesima applicazione del BIM e della digitalizzazione in generale.

Gli autori di questo articolo dapprima delineano molto efficacemente il tema, poi riportano le esperienze già fatte e consolidate per, infine, individuare le azioni da svolgere nell’immediato futuro nella prospettiva che anche il PNRR possa già usufruirne.

Livio Izzo

 

continua la lettura:
articolo

 

 

 

 

 

 

Condividi:

Il DM 560/2017 impone alle stazioni appaltanti della PA l’uso del BIM secondo la seguente tempistica:

  1. d) Per le opere di importo a base di gara pari o superiore alla soglia comunitaria dal 1/1/2022;
  2. e) Per le opere di importo a base di gara superiore a 1 milione di euro il 1/1/2023;
  3. g) Per tutte le altre opere dal 1/1/2025.

Inoltre impone che l’applicazione del BIM esegua obbligatoriamente 3 attività preliminari:

  1. a) Un piano di formazione adeguato;
  2. b) Un piano di acquisizione di software ed hardware adeguato;
  3. c) “Un atto organizzativo che espliciti il processo di controllo e gestione, i gestori dei dati e la gestione dei conflitti.”

La relazione di accompagnamento al DM 560/2017 definisce l’atto organizzativo come “un disposto amministrativo che permetta alla domanda pubblica di interiorizzare i processi digitalizzati all’interno delle strutture e delle pratiche organizzative correnti”.

E’ comprensibile, quindi, come tutte le organizzazioni pubbliche, anche di media grandezza, come il nostro Comune di Bergamo, si stiano organizzando per questo processo che individuerà una ridefinizione di tutta la struttura organizzativa preposta a commissionare la costruzione e/o la manutenzione di opere pubbliche.

L’articolo allegato, dell’Ing. Roberto Giangualano di Harpaceas, delinea i vari aspetti che questa riorganizzazione dovrà toccare per apprestarsi a commissionare e gestire i lavori pubblici con approccio e strumenti digitali ed interoperabili con tutti gli altri attori del processo costruttivo: Progettisti, Imprese etc.

Livio Izzo

 

continua la lettura:
Atto_Organizzativo

 

 

 

 

 

Condividi:

Il BIM è uno strumento inutile, un’ulteriore incombenza imposta dalle norme?

Oppure è l’occasione per un cambio radicale di modus operandi?

Sono diversi gli esempi che, nella realtà, hanno dato ragione a questa seconda chiave di lettura; non pochi gli esempi in cui il BIM è stato scelto e adottato sebbene non ce ne fosse l’obbligo, proprio perché il BIM dà la possibilità di un maggior controllo sulla progettazione, con ottimizzazione delle tempistiche di produzione degli elaborati progettuali oltre a computi metrici perfettamente aderenti al progettato.

Anche l’esperienza dei piccoli studi, come quella dell’autrice dell’articolo, dà lo stesso riscontro: anche applicato ai piccoli progetti ha il suo perché!

Non per forza dobbiamo pensare al sistema BIM nel suo complesso (che probabilmente ci sembra inaffrontabile e soprattutto può rivelarsi difficilmente attuabile -perché non coinvolge solo il singolo studio-) ma possiamo cominciare a piccoli passi.

Nell’articolo, la collega Michela Bendotti ci racconta la sua esperienza…..

 

continua la lettura:
WHY_NOT

 

 

 

 

 

Condividi:

L’Ambiente di Raccolta e Condivisione dei Dati (ACDat in italiano o CDE in inglese) è il crocicchio di tutti i flussi di contenitori informativi (Modelli o elaborati digitali) fra tutti i soggetti coinvolti in un processo di Costruzione: Committente, Appaltatore, Progettisti delle varie discipline etc.. I contenitori sono scambiati ai vari livelli del processo (Preliminare, in verifica, in validazione, in approvazione, in archiviazione etc.) fra i vari soggetti che hanno diversi permessi di accesso a seconda dei ruoli e del livello di responsabilità. E’ quindi il cuore pulsante di una commessa ed attraverso di esso è possibile gestire la sequenza, la cronologia ed i milestone delle responsabilità dei vari soggetti. E’ quindi un argomento, contrattualmente ed operativamente, cruciale di una commessa BIM e, quindi, della competenza BIM di qualunque attore. La cosa si complica per individuare quanti ACDat ci sono, in una commessa, e quali sono le caratteristiche tecniche e relazionali che devono avere. Nell’articolo divulgativo allegato, redatto dagli Ingg. Stefano Rossagno e Simone Lingua della Commissione BIM dell’Ordine Ingegneri di Torino, si percorrono, in maniera chiara ma anche molto puntuale, i riferimenti normativi, cui devono sottostare queste piattaforme, ed anche i flussi operativi con l’illustrazione di casi concreti.

 

Ing. Livio Izzo

Referente Comm. BIM

Ordine Ingegneri di Bergamo

Membro UNI/CT 033/SC05/GL 04

 

 

CONTINUA LA LETTURA:

bim-articolo divulgativo-ordine-torino

 

 

Condividi:

L’introduzione del BIM, nel sistema degli appalti, impone alle stazioni appaltanti un’inevitabile trasformazione di tipo organizzativo e culturale, nella gestione dell’intero processo di realizzazione dell’opera (progettazione, verifica, affidamento, esecuzione, collaudo e gestione).

La gestione del processo di realizzazione di un’opera mediante BIM presuppone, infatti, una committenza altamente qualificata e un percorso di apprendimento e di crescita dei RUP/Project Manager, e più in generale della stazione appaltante, al fine di definire una domanda sempre più qualificata e precisa da parte della PA.

L’aspetto più importante per la buona riuscita di un processo di realizzazione di un’opera non è tanto la “centralità del progetto”, ma la “centralità e la qualità della Stazione Appaltante”, fondamentali nelle fasi di progettazione e di gara, ma ancor più nella fase di esecuzione dei lavori. Durante le fasi di realizzazione, infatti, si passa dal PROGETTO (teoria) all’OPERA COSTRUITA (pratica), con l’intervento di una serie di soggetti terzi quali l’appaltatore, i subappaltatori, la direzione dei lavori, i coordinatori per la sicurezza, gli enti

gestori, ecc. che possono influenzare pesantemente le scelte progettuali e, quindi, l’esito del procedimento stesso.

È il committente, infatti, che definisce in primis le regole per la fase di progettazione e successivamente per le fasi di esecuzione e di gestione dell’opera. Regole legate, fino a oggi, alla progettazione tradizionale e alle buone prassi esecutive, con l’introduzione del BIM sono volte alla definizione di paletti per la creazione del modello digitale e per la sua trasformazione e gestione in tutte le fasi nell’arco del ciclo di vita dell’opera.

Al fine di ottimizzare al massimo i benefici legati all’introduzione del BIM sarebbe opportuno che le stazioni appaltanti cogliessero l’occasione per la digitalizzazione non solo del progetto (modello BIM vero e proprio), ma dell’intero processo, puntando a una sempre maggior informatizzazione del complesso patrimonio informativo che gravita attorno all’opera,finalizzata a un sempre miglior utilizzo del dato digitale. Inoltre, l’indirizzo metodologico di approccio al BIM potrebbe essere notevolmente implementato inserendolo in un tema più ampio come quello del Project Management.

 

Commissione BIM – Ordine Ingegneri di Torino

Gruppo di Lavoro

Ingg. Claudio Trincianti, Alberto Rajevich, Sergio Ronco

 

CONTINUA LA LETTURA:
servizio-capitolato-informativo-commissione-bim-torino

 

Condividi: